Per anni, attirare sempre più turisti è stato un obiettivo per molte città. Oggi, però, alcune delle destinazioni più visitate stanno andando nella direzione opposta: Venezia ha introdotto un contributo di accesso per i visitatori giornalieri, mentre Barcellona punta a ridurre drasticamente gli appartamenti destinati agli affitti turistici.
Il turismo porta lavoro, investimenti e opportunità economiche, ma quando cresce senza un'adeguata gestione può mettere sotto pressione abitazioni, servizi pubblici e qualità della vita. È il fenomeno dell'overtourism, o sovraffollamento turistico, che interessa un numero crescente di destinazioni.
Ma perché una città dovrebbe cercare di limitare un'attività economica così importante? E soprattutto, ridurre il turismo è davvero la soluzione?
Cos'è l'overtourism e quando il turismo diventa un problema?
Il termine overtourism, traducibile come sovraffollamento turistico, descrive una situazione in cui la presenza eccessiva di visitatori compromette la qualità della vita dei residenti, l'equilibrio del territorio o l'esperienza degli stessi turisti.
Questo non significa che una destinazione con milioni di visitatori sia necessariamente vittima dell'overtourism. Il problema dipende soprattutto da come e dove si concentra il turismo e dalla capacità del territorio di gestirlo.
Una città può accogliere grandi flussi turistici senza particolari difficoltà, mentre un piccolo centro storico può trovarsi sotto pressione anche con numeri molto inferiori.
A fare la differenza sono soprattutto:
- La stagionalità: grandi quantità di visitatori concentrate in pochi mesi o settimane.
- La distribuzione geografica: flussi che si riversano negli stessi quartieri, monumenti e attrazioni.
- La capacità delle infrastrutture: trasporti, servizi pubblici e spazi urbani non sempre adeguati alla domanda.
Per questo non esiste una soglia universale di turisti oltre la quale si possa parlare automaticamente di overtourism. Come evidenziato anche da uno studio del Parlamento europeo, il fenomeno va valutato considerando le caratteristiche e le vulnerabilità di ciascuna destinazione.
Più che il numero assoluto di visitatori, quindi, conta la pressione che questi esercitano sul territorio e sulle persone che lo vivono ogni giorno.
Il turismo continua a crescere: cosa dicono i dati?
Il turismo internazionale continua a registrare numeri da record. Secondo i dati di UN Tourism, nel 2025 gli arrivi turistici internazionali hanno raggiunto circa 1,52 miliardi, con un aumento del 4% rispetto al 2024.
L'Europa si conferma la regione più visitata al mondo, con circa 793 milioni di arrivi internazionali.
Anche i dati di Eurostat confermano la crescita del settore: nel 2025 le strutture ricettive dell'Unione europea hanno registrato quasi 3,1 miliardi di pernottamenti, il 2,2% in più rispetto all'anno precedente.
I due indicatori misurano aspetti differenti:
- Arrivi internazionali: il numero di visite turistiche effettuate da persone provenienti dall'estero.
- Pernottamenti: il totale delle notti trascorse dagli ospiti nelle strutture ricettive.
Questi numeri, tuttavia, non dimostrano da soli un aumento dell'overtourism. Il turismo non si distribuisce uniformemente: mentre alcune destinazioni hanno ancora margini di crescita, altre concentrano grandi quantità di visitatori negli stessi quartieri e periodi dell'anno.
È proprio questa distribuzione disomogenea a rendere la crescita del turismo una sfida sempre più complessa per alcune città.
Perché alcune città vogliono limitare i visitatori?
Le conseguenze dell'overtourism vanno ben oltre le strade affollate o le lunghe code davanti alle attrazioni. Quando il turismo si concentra eccessivamente in una destinazione, può influenzare il mercato immobiliare, i servizi pubblici e persino il modo in cui si vive un quartiere.
Tra i problemi più frequenti troviamo:
- Abitazioni sempre meno accessibili: la diffusione degli affitti brevi può ridurre la disponibilità di immobili destinati ai residenti, contribuendo ad aumentare la pressione sul mercato abitativo.
- Aumento dei prezzi e cambiamento del commercio: negozi, ristoranti e servizi possono orientarsi sempre più verso i visitatori, modificando l'offerta e rendendo alcune zone meno accessibili economicamente a chi ci vive.
- Infrastrutture sotto pressione: trasporti pubblici, strade e servizi essenziali devono rispondere a una domanda che, soprattutto nei periodi di alta stagione, può superare la loro capacità.
- Impatto ambientale: una maggiore concentrazione di visitatori comporta più rifiuti, consumo di risorse e pressione sugli ecosistemi, particolarmente nelle destinazioni più fragili.
- Perdita di vivibilità: quando attività e spazi vengono progressivamente adattati alle esigenze dei turisti, alcuni quartieri rischiano di perdere parte della propria identità e dei servizi rivolti alla comunità locale.
Non tutti questi problemi dipendono esclusivamente dal turismo. La crisi abitativa, ad esempio, ha spesso cause economiche e strutturali più ampie. Tuttavia, nelle destinazioni già sotto pressione, una crescita turistica poco regolamentata può contribuire ad aggravare difficoltà esistenti.
È proprio per contenere questi effetti che alcune amministrazioni hanno iniziato a sperimentare misure più restrittive.
Venezia e Barcellona: due modi diversi di affrontare il problema
Non tutte le città affrontano l'overtourism allo stesso modo. Alcune cercano di gestire il numero di visitatori, altre intervengono sulle conseguenze che il turismo produce sul territorio.
Venezia e Barcellona rappresentano due esempi significativi: la prima interviene sugli accessi giornalieri, la seconda sul mercato degli alloggi turistici.
Venezia: il contributo di accesso per i visitatori giornalieri
Venezia è stata tra le prime città al mondo a sperimentare un contributo economico per l'accesso dei turisti giornalieri, con l'obiettivo dichiarato di gestire meglio i flussi e scoraggiare le visite nei periodi di maggiore affollamento.
Nel 2026, il contributo di accesso è stato previsto per 60 giornate, dal 3 aprile al 26 luglio, con due importi:
- 5 euro per chi effettuava il pagamento con sufficiente anticipo.
- 10 euro per chi pagava più vicino alla data della visita.
La misura non riguardava tutti i visitatori: erano previste esclusioni ed esenzioni, tra cui quelle per i residenti e per chi soggiornava nelle strutture ricettive del Comune, già soggetto all'imposta di soggiorno.
Non si trattava quindi di vietare l'ingresso in città, ma di introdurre uno strumento per monitorare e gestire il turismo giornaliero.
Resta però da capire quanto questo sistema possa incidere concretamente sul sovraffollamento, oltre a consentire una migliore conoscenza dei flussi.
Barcellona: la stretta sugli appartamenti turistici
Barcellona ha scelto una strada diversa, concentrandosi soprattutto sull'impatto degli affitti turistici sul mercato immobiliare.
Il Comune ha annunciato un piano per non rinnovare, entro il 2028, le licenze di 10.101 appartamenti destinati agli affitti turistici, con l'obiettivo di favorire il ritorno di questi immobili all'uso residenziale.
Secondo quanto illustrato dal Comune di Barcellona nel suo piano di gestione turistica, l'intervento mira ad affrontare la crescente difficoltà di accesso alle abitazioni, soprattutto nelle aree maggiormente interessate dal turismo.
Gli affitti brevi non sono l'unica causa della crisi abitativa, che dipende anche da fattori economici e strutturali più ampi. L'amministrazione ritiene però che limitarne la diffusione possa contribuire ad aumentare la disponibilità di alloggi per i residenti.
A differenza di Venezia, Barcellona non interviene direttamente sugli ingressi turistici, ma su una delle conseguenze della pressione turistica sulla città.
Gli effetti concreti della misura potranno essere valutati soltanto dopo la sua attuazione.
Limitare il turismo è davvero la soluzione?
Le restrizioni possono aiutare a contenere gli effetti dell'overtourism, ma non rappresentano necessariamente una soluzione definitiva. Come mostrano i casi di Venezia e Barcellona, ogni destinazione deve affrontare problemi diversi, che richiedono interventi specifici.
Limitare gli ingressi può ridurre la congestione in determinati luoghi, ma non risolve automaticamente questioni come la disponibilità di abitazioni o la pressione sui servizi pubblici.
Per questo, accanto alle restrizioni, molte strategie puntano a distribuire meglio i flussi turistici, anziché ridurne semplicemente il numero.
Tra le possibili misure troviamo:
- Accessi contingentati: prenotazioni obbligatorie e limiti giornalieri per proteggere le aree più fragili o sovraffollate.
- Destagionalizzazione: incentivare le visite nei periodi meno frequentati, riducendo la concentrazione durante l'alta stagione.
- Distribuzione dei visitatori: valorizzare itinerari e destinazioni alternative per alleggerire la pressione sulle zone più affollate.
- Miglioramento delle infrastrutture: potenziare trasporti e servizi per rispondere meglio alla domanda turistica.
- Regolamentazione degli alloggi: intervenire sugli affitti brevi dove contribuiscono a creare squilibri nel mercato abitativo.
Anche queste strategie, però, presentano dei limiti. Promuovere destinazioni alternative, ad esempio, potrebbe semplicemente trasferire il sovraffollamento altrove, se i nuovi flussi non vengono gestiti adeguatamente.
Non esiste quindi un modello applicabile indistintamente a tutte le città. La questione non è soltanto introdurre nuove limitazioni, ma verificare se producono miglioramenti concreti per i residenti, il territorio e gli stessi visitatori.
Meno turisti o un turismo migliore?
Il turismo rimane una risorsa economica fondamentale per molte destinazioni. Alberghi, ristoranti, negozi, trasporti e numerose altre attività dipendono, direttamente o indirettamente, dalla presenza dei visitatori. Ridurre indiscriminatamente i flussi potrebbe quindi avere conseguenze anche sull'occupazione e sull'economia locale.
Per questo, il dibattito sull'overtourism non dovrebbe trasformarsi in una contrapposizione tra residenti e turisti.
La questione riguarda piuttosto come vengono distribuiti i benefici economici del turismo e chi ne sostiene i costi. Una città può trarre grandi vantaggi dai visitatori, mentre alcuni quartieri subiscono una pressione crescente su abitazioni, servizi e spazi pubblici.
L'obiettivo potrebbe allora essere non tanto attirare meno persone, quanto sviluppare un turismo più equilibrato e sostenibile nel tempo.
Una gestione attenta dei flussi, delle infrastrutture e delle esigenze dei residenti può migliorare anche l'esperienza di chi viaggia, rendendo le destinazioni più accessibili e meno congestionate.
In definitiva, il successo turistico di una città non dovrebbe essere misurato soltanto dal numero di visitatori che riesce ad attirare, ma anche dalla sua capacità di conciliare l'attività turistica con la qualità della vita di chi la abita.
